Sul divenire postumano
di Max More

L'articolo originale sul sito di Max More - Copyright 1994 Max More (more@extropy.org, maxmore@primenet.com)

"Stai giocando a fare Dio."  
"Qualcuno lo deve pur fare!"  
Steve Martin, "L'uomo con due cervelli"

"Io vi insegno il superuomo; l'uomo è qualcosa che deve essere superato. Che avete fatto per superarlo?"
Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra

Umanesimo e Transumanesimo

E' giusto "giocare a fare Dio?"  Potremmo aspettarci che gli umanisti, avendo accettato la non esistenza di un creatore divino, rispondano positivamente a questa domanda. Invece, è mia opinione che molti umanisti, nonostante siano pro-ragione, pro-scienza e pro-tecnologia e nonostante siano contrari a molti dei dogmi ispirati dalla religione, temano ancora le proprie tendenze prometeiche che li spingono a sfidare gli dei.  

Questo timore è in mostra in particolare nella tipica, ma non universale, reazione umanista di fronte alla possibilità del raggiungimento, con mezzi tecnologici,  dell'immortalità fisica o di un corpo senza età. Molti umanisti, anche se ammettono la possibilità della realizzazione di un'impresa scientifica di tali monumentali dimensioni, non sono attrati da tale prospettiva. "E' artificiale", dicono. "La vita senza la morte non avrebbe senso." "Non mi interessa vivere più a lungo di quanto sia destino." Vedono con timore non soltanto l'aquisizione dell'immortalità fisica, ma anche l'aquisizione di intelligenza e  abilità superumane (o postumane). Molti episodi della serie televisiva umanista Star Trek dimostrano chiaramente questi atteggiamenti:  il trascendere l'umano porta sempre al disastro, cominciando dal secondo episodio, "Dove nessun uomo è mai giunto prima." Questo genere di storie, esemplificate dai miti di Icaro, Frankenstein e della torre di Babele, non mi hanno mai convinto: [ci dicono che - NdR] gli esseri umani devono  accettare i propri limiti. Non costruitevi ali! Non costruite torri che sfidino il cielo!  Non provate a sconfiggere invecchiamento e morte! Si curi il malato, ma non si  rinforzi il sano!

Nonostante noi condividiamo molti dei valori e degli obiettivi degli umanisti, questa mancanza di coraggio e di visione spiega perchè un numero crescere di persone oggi si definisca trans-umanista. Come suggerisce il termine, i transumanisti prevedono un  futuro postumano e organizzano le proprie vite di conseguenza. Il gruppo di transumanisti più organizzato è quello degli "Extropians" [estropici -NdR] (altri transumanisti sono impegnati in gruppi di pressione per l'estensione della vita, l'esplorazione dello spazio e così via). Sviluppiamo le prospettive estropiche su tecnologia, scienza, filosofia e arte sul nostro giornale, "Extropy:  il giornale del pensiero transumanista" [ora ribattezzato: "Extropy: il giornale delle soluzioni transumaniste" e disponibile online - NdR], sulla newsletter dell'Extropy Institute, sulle nostre mailing list  e alle nostre conferenze. Gli estropici hanno una concezione specifica del transumanesimo, che comporta certi determinati valori ed obiettivi, quali l'espansione senza limiti, l'auto-transcendenza, l'ottimismo dinamico, la tecnologia intelligente e l'ordine spontaneo. Estropici sono coloro che cercano attivamente di avanzare l'estropia, una misura di intelligenza, informazione, energia, vita, esperienza, diversità, opportunità e crescita.

Il transumanismo degli estropici dà risalto a certi aspetti dell'umanesimo, piuttosto che essere in conflitto con esso. Per esempio, condividiamo la maggior parte dei valori e degli obiettivi elencati in "The Affirmations of Humanism", in  particolare quelli che sostengono che "siamo cittadini dell'universo e siamo entusiasti di fronte a quanto resta ancora da scoprire nell'universo."  "....siamo aperti alle idee innovative e siamo interessati a nuove direzioni di pensiero."  "Crediamo nell'ottimismo piuttosto che nel pessimismo..."

Benchè il tema di questo articolo sia il "giocare a fare dio", la mia posizione è che quello che cerchiamo di fare non sia né di "giocare a fare dio" né di diventare dei, ma che invece i nostri sforzi vanno nella direzione del divenire postumani. Quando si parla di "Dio" o di "dei" si evocano concetti tradizionali, antiquati e primitivi di quello che possano essere delle entità superiori. Non voglio ignorare nessuna possibilità nell'immaginare il nostro futuro, ma anche se diverremo immortali e incredibilmente potenti, non saremo fantasmi sovrannaturali indipendenti dalla fisica, né saremo gelosi e vendicativi guardiani delle morali giudeo-cristiane. Così, lasciando da parte gli  dei, mi chiedo innanzitutto: è possibile raggiungere uno stato postumano?  In secondo luogo: dovremmo o meno perseguire il divenire postumani?  Sarebbe desiderabile?

Divenire postumani: è possibile?  

La transizione da umano a postumano può essere definita fisicamente o memeticamente. Fisicamente, saremo diventati postumani solo quando avremo apportato ampie e fondamentali modifiche al nostro patrimonio genetico, fisiologico, neurofisiologico e neurochimico, tali da rendere impossibile la nostra classificazione come Homo Sapiens. Memeticamente, possiamo immaginare che i postumani avranno  una struttura motivazionale diversa dagli esseri umani, o almeno la capacità di apportare ad essa delle modifiche, se così desiderato. Per esempio, l'orientamento sessuale, o l'intensità e la durata dei rapporti sessuali, o il completo controllo delle reazioni emotive tramite la modulazione neurochimica.

Abbiamo già intrapreso i primi passi lungo la strada per la postumanità. Abbiamo cominciato ad alterare direttamente la nostra struttura genetica per rimediare agli errori della natura. Usiamo Prozac, Piracetam, Hydergine e Deprenyl per modificare la nostra psicologia, aumentare la nostra concentrazione e rallentare l'invecchiamento  del cervello. La ricerca di sostanze neurochimiche più specifiche e potenti continua ad accelerare con l'applicazione di nuovi strumenti nei campi della biologia molecolare, del CAD [computer aided design - NdR] molecolare e del brain imaging.

Il fondersi di uomo e macchina è evidente a coloro che monitorino quest'area di ricerca. Le macchine stanno diventando più organiche, intelligenti e capaci di auto-modificarsi. Tali sviluppi sono sorretti da aree di ricerca quali quello della vita artificiale, delle reti neurali, della logica "fuzzy", degli agenti intelligenti e dell'intelligenza artificile. Allo stesso tempo, stiamo cominciando ad incorporare la tecnologia nel corpo. Abbiamo cominciato con gli stimolatori cardiaci, le articolazioni artificiali e le lenti a contatto. Le retine artificiali sono in fase di sviluppo ed è stato possibile trasmettere segnali fra un neurone in vitro e un transistor. I ricercatori stimano che il prossimo passo sarà il collegamento di una serie di  neuroni con componenti elettronici. Il computer e l'interfaccia si evolvono rapidamente per adeguarsi a noi: dai giganteschi calcolataroi centrali e dalle interfacce testuali di una volta ai PC e alle interfacce grafiche, ai palmari, al riconoscimento voce e ai knowbots [robot cognitivi, sofware automatizzati per la raccolta dati e la loro catalogazione - NdR]. Fra quanto sarà possibile installare un computer nel cervello, perfettamente integrato nella nostra cognizione come fosse un emisfero supplementare? Forse fra 10 anni, forse fra 50 o 60, ma stiamo andando in quella direzione.

L'alba del nuovo millennio vedrà la capacità di usare virus progettati allo scopo di  alterare la struttura genetica di ogni cellula, persino quelle adulte e differenziate. Ciò  offrirà un controllo profondo della nostra fisiologia e morfologia. La nanotecnologia molecolare, una tecnologia emergente che attira sempre più investimenti, potrebbe finalmente permetterci un controllo praticamente completo sulla struttura della materia, permettendoci di costruire qualunque oggetto, con perfezione, atomo per atomo. Potremo programmare la costruzione di oggetti (compresi i nostri corpi) così come ora è possibile programmare software. L'abolizione dell'invecchiamento e della maggior parte delle cause di morte involontaria sarà una conseguenza di tali sviluppi. Abbiamo realizzato due dei tre sogni degli alchemisti: abbiamo trasmutato gli elementi e abbiamo imparato a volare. L'immortalità è la prossima tappa.

Alcuni ricercatori nei campi dell'intelligenza artificiale e della robotica e alcuni scienziati  ricercatori del campo delle scienze cognitive prevedono possibilità postumane ancora più radicali. Potremmo "uploadare" il nostro sé (psicologia, memorie, emozioni, valori, sensazioni) dal cervello biologico ad un cervello sintetico. Implementati su questo nuovo hardware, che avrà forse la forma di nanocomputer interconnessi, i nostri processi mentali potrebbero "girare" fino ad un milione di volte più velocemente e ci permetterebbero di apportare modifiche com maggior facilità e più in profondità di quanto sia permesso dal cervello naturale.

L'obiettivo postumano

"E questo segreto me lo disse la vita stessa: "Guarda" disse "io sono ciò che deve sempre superare se stesso. Certo, voi la chiamate volontà di procreare o istinto che tende verso uno scopo, verso ciò che è più in alto, più lontano, più vario..."
Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra

Perchè spingerci oltre noi stessi e la nostra umanità? Perchè tentare di divenire postumani? Perchè non accettare i nostri limiti di esseri umani e rinunciare alla  trascendenza? La risposta è insita nelle domande stesse. Esse appaiono timide, lamentose o troppo soddisfatte di sé. L'Illuminismo e la prospettiva umanista ci dicono che il progresso è possibile, che la vita è una grande avventura e che la ragione, la scienza e la benevolenza possono liberarci dai confini del passato. Certo, possiamo realizzare molto restando esseri umani. Però, potremo raggiungere le vette più alte solo applicando la nostra intelligenza, determinazione ed ottimismo all'emergere dalla crisalide che è l'essere umano. L'evoluzione, malgrado i nostri sforzi, ha incanalato  il nostro comportamento in specifiche direzioni sviluppatesi all'interno della nostra neurologia. Il  nostro corpo e il nostro cervello limitano le nostre capacità. La nostra creatività è limitata dai confini dell'intelligenza, dell'immaginazione e della capacità di concentrazione dell'essere umano.  

L'invecchiamento e la morte vittimizzano tutti gli esseri umani. Per un  transumanista, nelle parole di Alan Harrington, la morte è un'imposizione sulla razza umana e non è più accettabile. La triste verità è che, appena cominciamo ad accumulare un minimo di saggezza e di conoscenza, la vecchiaia ci coglie quasi di sorpresa e ci priva delle nostre energie. La natura non ci permette di mettere a frutto le nostre decadi di esperienza. La morte poi infligge l'insulto finale. E' per questo che per gli estropici e per altri transumanisti, la sconfitta tecnologica di invecchiamento e morte è il campo di ricerca più urgente, più vitale, più degno dei nostri sforzi.

Alcuni temono che la vita non avrà più senso senza le stagioni tradizionali della vita causate dall'invecchiando e dalla certezza della morte. Gli estropici considerano tale atteggiamento una razionalizzazione comprensibile, un meccanismo psicologico per poter accettare ciò che fino ad ora è stato inevitabile. Non c'è dubbio che la conquista di aspettative di vita postumane richiederà una vasta revisione del nostro modo di vivere, delle nostre istituzioni e della nostra idea di sé, ma secondo noi lo sforzo è più che giustificato. La prospettiva di una vita illimitata offre nuovi orizzonti, possibilità finora inesplorate di crescita illimitata. L'assenza di invecchiamento e morte non priverà la vita di significato, esattamente il contrario. Il senso della vita ed il suo  valore risiedono nel continuo processo di creazione e distruzione delle sue forme, quel processo di auto-superamento che è la negazione della stagnazione. Inoltre, le motivazioni che ci spingono verso la trascendenza sono troppo forti e radicate nella vita stessa per essere ignorate. Lo vediamo nella nostra fame di eroi da ammirare e, in modo distorto ed esternalizzato, nella persistenza e nell'ubiquità della religione. E' meglio accettare razionalmente tali forze e sfruttarle a nostro vantaggio che ignorarle o tentare di sradicarle.  

La cultura medica di oggi contiene un pregiudizio tipico della nostra società: la distinzione netta fra il trattamento della malattia ed il miglioramento della funzionalità. I medici interpretano il proprio ruolo esclusivamente come correttivo di malattie e difetti e ignorano le possibilità di incremento della funzionalità di organi o persone sane. Ciò è dovuto ad una interpretazione limitata di cosa sia "naturale". Quando curiamo un difetto, in quest'ottica prevalente, facciamo semplicemente ciò che la natura (o dio) intende. Non è considerato naturale, invece, il vivere in eterno o il migliorare, oltre la norma, il corpo e la mente. Di conseguenza, accettiamo l'uso di medicinali psichiatrici, ma rifiutiamo quello di medicinali che amplifichino l'intelligenza. Pratichiamo il trapianto di cuore, ma non congeliamo chi sia appena deceduto.

Eppure, la trascendenza transumana è naturale. Proprio in natura, infatti, troviamo una tendenza intrinseca verso strutture più complesse, verso il superamento di se stessa tramite l'adozione di forme nuove e più efficienti. Nietzsche ha riconosciuto tale tendenza nel suo concetto di volontà universale di potenza. Più recentemente, abbiamo osservato questa stessa tendenza nella teoria della complessità, nella teoria dell'evoluzione, nella vita artificiale e nella neurocomputazione. Il superamento dei propri limiti viene naturale agli esseri umani. La spinta all'auto-trasformazione e alla trasformazione del nostro ambiente è centrale alla nostra stessa identità.

Nessuno ci punirà per aver aperto il vaso di Pandora, per aver costruito le ali dell'intelligenza postumana e della eterna giovinezza postumana. I nostri vecchi miti fanno da freno all'innovazione radicale. Essi avevano una funzione positiva nella nostra preistoria, quando eravamo a rischio di estinzione. L'introduzione di una singola  innovazione poteva cambiare la vita di una comunità di esseri umani primitivi, ma comportava il rischio di una minore efficenza che avrebbero potuto risultare nella carestia. Certo, anche oggi dobbiamo procedere con cautela nel modificare la  funzionalità del cervello, dei nostri geni e della nostra fisiologia, ma sarebbe sbagliato  trattenere i nostri sforzi per timore o per falso rispetto di una natura "incontaminata".

Vita e intelligenza non possono stagnare; entrambe possono riorganizzarsi, trasformarsi ed oltrepassare i propri limiti in un progresso senza fine. Prendiamo come obiettivo, quindi, una esuberante, dinamica e illimitata continuazione di questo processo. L'obiettivo della religione è la comunione con Dio (o anche solo di servire Dio), un essere superiore. L'obiettivo estropico è invece un vero obiettivo umanista: espansione e progresso senza fine. L'umanità non deve stagnare: il progresso procede in tutte le direzioni e fermarne la corsa rappresenterebbe un tradimento del dinamismo inerente a vita e coscienza. Che si proceda, quindi, verso quella fase postumana che al momento  possiamo solo intravedere.

Quella di dio era una nozione primitiva, inventata da gente superstiziosa, gente che cominciava appena ad uscire dall'ignoranza e dalla assenza di consapevolezza. Il concetto di dio è stato un concetto oppressivo: un essere più potente dei noi, ma fatto nell'immagine delle nostre stesse grezze auto-percezioni. La nostra progressione senza limiti verso forme più avanzate si offre come alternativa a questa idea religiosa. L'umanità è una fase temporanea sul lungo cammino dell'evoluzione. Non siamo la vetta insuperabile della crescita della natura. È giunta l'ora di prendere consapevolmente il controllo e di  accelerare verso il progresso transumano.  

Non più dei, non più fede, non più timidi rallentamenti. Catapultiamoci fuori dalle nostre vecchie forme, dalla nostra ignoranza, dalla nostra debolezza e dalla nostra mortalità.  Il futuro appartiene alla postumanità.



Estropico